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LE RICOMPENSE AL VALOR MILITARE

L'esercito italiano, pur costituito con l'apporto generoso e vitale di tutti gli eserciti degli Stati pre-unitari e dell'esercito meridionale garibaldino, adottò al suo nascere tradizioni, ordinamenti e dottrina 'impiego dell'armata sarda.
Anche la storia delle ricompense al Valor Militare in vigore nell'esercito italiano deve pertanto iniziare con un breve ricordo di quanto sullo specifico argomento era sancito per l'armata sarda.
Il primo provvedimento organico adottato nel regno di Sardegna per ricompensare particolari atti di valore compiuti da militari risale al 21 maggio 1793, quando Vittorio Amedeo III approvò il Regolamento per il distintivo di onore stabilito per li bassi ufficiali, e soldati delle Regie Truppe, che istituiva una medaglia d'Oro o d'Argento da conferire ai sottufficiali ed ai militari di truppa del regno sardo che avessero compiuto azione di segnalato valore in guerra. Tale distintivo di onore rappresentava un pubblico e permanente onorifico contrassegno di Reale gradimento e, proseguiva il Regolamento, nel far riconoscere gli autori doveva dar loro una maggior considerazione, elevarne sempre più gli animi ed eccitare anche con l'apparente segno della manifestata prodezza quella emulazione nei compagni, che è tanto necessaria nel militare.
Il Regolamento precisava altresì che la concessione della medaglia era riservata alle azioni di valore dei singoli, non era prevista quindi per i reparti, ma Vittorio Amedeo III infranse ben presto la regola che egli stesso aveva stabilito.
Il 21 aprile 1796 l'armata francese - dopo aver sconfitto gli Austriaci a Montenotte il giorno 11, le truppe sabaude a Millesimo il 13 e nuovamente gli Austriaci il 14 a Dego - puntava risolutamente su Torino ed era giunta nei pressi di Mondovì, località che i Piemontesi stavano abbandonando per dirigersi su Fossano, a copertura della capitale. Nel transitare sui ponti di circostanza gettati sull'Ellero, i Piemontesi si addensarono pericolosamente ed i Francesi, accortisi del momento favorevole, fecero avanzare circa 300 ussari e dragoni al comando del generale Enrico Stengel, per separare la brigata Granatieri, che fungeva da retroguardia e che era ancora sulla sponda sinistra del torrente, dal grosso dell'armata. I Piemontesi si resero conto del pericolo e decisero di ricorrere anch'essi alla cavalleria. Il I ed il III squadrone del reggimento Dragoni del Re, al comando del colonnello Giovanni Battista d'Oncieu di Chaffardon, si disposero in linea con gran rapidità ed iniziarono a scendere al trotto il colle del Bricchetto. Prima ancora che il generale Stengel si rendesse conto del pericolo, i Dragoni del Re, giunti a cento metri dai cavalieri francesi, effettuarono un'azione di fuoco con le pistole 'arcione e poi, sciabole in pugno, caricarono al galoppo. La violenza della carica colpì lo stesso generale Stengel, sbalzato di sella e colpito a morte. La carica si frantumò poi in cento scontri individuali tra i quali uno merita di essere ricordato: il porta cornetta Roberti di Castelvero, spezzata la sciabola, impiegò vittoriosamente l'asta del vessillo come una picca.
I Francesi, demoralizzati dalla perdita del comandante e di altri tre ufficiali, abbandonarono il campo mentre la retroguardia sabauda varcava l'Ellero in piena sicurezza. Vittorio Amedeo III, ammirato da tanto eroismo, concesse ad entrambi gli squadroni la medaglia d'oro al Valor Militare ed ancora oggi lo stendardo di Genova Cavalleria, reggimento erede dei Dragoni del Re, si fregia di due medaglie 'oro.
Dopo la Restaurazione, Vittorio Emanuele I ripristinò la decorazione (Regio Viglietto del 4 aprile 1815) che, però, soppresse il 14 agosto dello stesso anno sostituendola con l'Ordine Militare di Savoia, suddiviso in due classi: Militi e Cavalieri.
Carlo Alberto, riconosciuta la necessità di premiare molte azioni di vero valore, che non era possibile ricompensare per la severità degli statuti dell'Ordine Militare di Savoia, con Regio Viglietto del 26 marzo 1833, istituiva un nuovo distintivo 'onore, consistente in una medaglia che poteva essere d'Oro o d'Argento.
La nuova medaglia doveva portare nel recto lo scudo di Savoia, sormontato dalla Corona Reale e circondato dal motto Al Valor Militare e, nel rovescio, due rami di alloro, piegati a corona, in mezzo ai quali dovevasi incidere il nome del decorato e nel contorno il luogo e la data dell'azione. Essa era appesa ad un nastro turchino celeste di 32 millimetri. Tale distintivo poteva essere concesso ad ufficiali, sottufficiali e soldati, anche immediatamente sullo stesso campo di battaglia da Sua Maestà, dal generale in capo ed anche dai generali di divisione a ciò debitamente autorizzati; poteva essere accordato anche in tempo di pace, per atti di segnalato coraggio compiuti da militari in servizio comandato. Era inoltre fissato un soprassoldo annuo di lire 50 per i decorati di medaglia 'Argento e di lire 100 per i decorati di medaglia 'Oro.
Tale soprassoldo in caso di morte del decorato era corrisposto alla di lui vedova, durante il suo stato vedovile, e in mancanza di questa, ai figli minori di anni 15 cumulativamente, e finché il più giovane di essi giungeva all'età d'anni 15 compiuti.
La medaglia al Valore poteva essere concessa anche alla bandiera del reggimento qualora il valore simultaneamente dimostrato da tutti gli individui di uno stesso reggimento fosse stato così distinto, e talmente vantaggiosi ne fossero stati i risultati. In tale caso il soprassoldo era custodito nella cassa del reggimento fino a raggiungere la somma di lire 300, che doveva essere data a quella fra le figlie dei bassi ufficiali e soldati del corpo, che, facendosi sposa in quell'anno fosse giudicata da un'apposita commissione reggimentale la più degna per saviezza di costumi, regolarità di condotta, ed istruzione cristiana e sociale proporzionata alla propria condizione. Qualora non vi fossero state candidate, la somma doveva essere distribuita nel modo più equo e conveniente fra le famiglie più bisognose e meritevoli del reggimento.
Ancora oggi l'esercito italiano onora la saggia decisione di Carlo Alberto: l'Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Caduti dell'Esercito è finanziata dalle contribuzioni mensili volontarie degli ufficiali e dei sottufficiali dell'esercito e dal soprassoldo delle decorazioni al Valor Militare delle bandiere, versato annualmente da SEGREDIFESA.
Il Regio Viglietto terminava con un elenco di vari casi che potevano essere sottomessi a Sua Maestà per le sovrane sue decisioni circa la concessione delle medaglie, elenco che al primo posto considerava colui che risultasse il primo sul ciglio della breccia e all'ultimo qualunque fatto personale di ogni militare in qualsiasi occasione, anche in piena pace, in cui trovasi comandato di servizio, oppure che in caso di tumulti o sommosse si fosse messo a disposizione dell'autorità superiore, purché detto fatto venga riputato prudente, distinto e coraggioso, e si ravvisi di natura tale a poter eccitare l'emulazione del valore fra i suoi compagni 'armi.
E proprio l'ultima evenienza considerata nell'elenco si configurò nel comportamento del carabiniere Giovanni Battista Scapaccino, ucciso a Les Echelles il 3 febbraio 1834 da un gruppo di rivoltosi per essersi rifiutato di inneggiare alla repubblica, il primo militare ad essere decorato di medaglia 'oro.
Durante la campagna del 1848, per premiare quegli atti di fermezza e di coraggio che non avevano però gli estremi per meritare la medaglia al Valore, lo stesso Carlo Alberto istituì la menzione onorevole, sostituita poi da Umberto I con la medaglia di Bronzo (R. D. 8 dicembre 1887).
Vittorio Emanuele III, infine, con il Regio Decreto n° 195 del 7 gennaio 1922 istituì la Croce di Guerra al Valor Militare per ricompensare coloro che hanno tenuto nello svolgimento delle operazioni belliche, sia terrestri sia marittime ed aeree, una condotta militare che li renda degni di pubblico encomio.
La nuova decorazione nacque per conseguenza di un altro Regio Decreto di Vittorio Emanuele III, il n° 205 del 19 gennaio 1918, che aveva sancito la concessione della Croce al Merito di Guerra che doveva essere assegnata per titoli comuni (lunga e lodevole permanenza in trincea o in zone battute dal tiro dell'artiglieria e della fucileria nemica, ferita riportata in combattimento, partecipazione lodevole a più fatti 'arme di notevole importanza) oppure per atti di specifico valore non tali però da meritare la medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Naturalmente il Regio Decreto del 1922 stabilì che le Croci di Guerra al Merito concesse per atti di specifico valore fossero commutabili con la Croce al Valor Militare.
Oggi la Croce al Merito di Guerra è concessa a coloro che siano stati in Zona di operazioni per almeno 3 mesi o siano stati feriti.
Il cambio istituzionale del 1946 provocò un adeguamento dell'Ordine Militare di Savoia, trasformato in Ordine Militare 'Italia e sempre suddiviso in 5 classi: Cavaliere, Ufficiale, Commendatore, Gran'Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce.
Le disposizioni relative alla concessione delle medaglie al Valor Militare non furono variate, lo stemma della Repubblica Italiana sostituì naturalmente nel recto delle decorazioni lo stemma sabaudo.
Nel nostro esercito pertanto esistono due diverse specie di ricompense:
1. le medaglie al valor Militare di cui si è detto, normalmente concesse alle persone, ma anche a reparti ed a città, per premiare atti di valore o di particolare sacrificio e dedizione;
2. l'Ordine Militare d'Italia, di norma concesso per premiare: l'azione di comando particolarmente incisiva di un comandante di grado elevato; l'attività organizzativa del Capo di Stato Maggiore di una Grande Unità dimostratasi salda ed efficiente nel corso di un ciclo operativo; l'operato quotidianamente generoso e fattivo di una intera Arma o Corpo dell'esercito.
Naturalmente, le due specie di ricompense non sono mai state in contrasto tra loro, è sufficiente ricordare al riguardo che Giuseppe Garibaldi fu decorato con una medaglia 'Oro al Valor Militare e con la Croce di Gran'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia.


Oreste Bovio
Generale di Corpo d'Armata
28° Capo Ufficio Storico SME


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